Impreparato

Al dolore per la perdita di mia madre, avvenuta ormai da oltre cinque mesi, si aggiunge lo smarrimento totale per essere approdato ad una situazione di tristezza infinita da cui non riesco ad uscire.
Mi sento solo, non riesco a capire perché mi sta succedendo tutto questo.
La mamma non c’è più, ma non basta questo a spiegare tutto.
E’ come se insieme a lei se ne fosse andata per sempre una parte di me.
Ho due figli meravigliosi, la piccolina mi da gioie incredibili e “nuove”, eppure non risolvo il mio torpore dell’anima.
Ieri sono riuscito a fare un piccolo passo per cercare di uscire da questa gabbia di infelicità: ho ricostruito una parte della mia vita, quando mia madre mi aveva creato un guscio da cui non riuscivo ad uscire e nel quale ero un bambino piccolo anche in adolescenza.
Ho sofferto tanto, in quel periodo: poi ho capito che per uscire da quell’abbraccio morboso dovevo reagire violentemente e così ho fatto.
E’ stato difficilissimo rifiutare tutto quel calore, quell’amore, quella morbida e comoda vita dentro a quel bellissimo guscio ovattato.
Ma l’ho fatto e da lì sono venuto fuori e ho vissuto la mia vita con la mia personalità, creata con tanto ritardo ma con tanta passione, entusiasmo, forza.
Il mio rapporto con lei è rimasto in qualche modo sempre condizionato da tutto questo: il rifiuto nei suoi confronti era diventata la mia salvezza, la mia ragione di vita e scioccamente dentro al mio cuore pensavo che prima o poi mi sarei avvicinato a lei di nuovo, cosa che non sono compiutamente riuscito a fare e che ho dovuto accantonare appena ho realizzato DAVVERO che lei non c’è più.
E in automatico mi sento in colpa e il mio stupido modo di reagire è chiudermi a riccio e rifiutare anche l’amore di chiunque altro, perché non riesco ad accettare di cogliere l’amore degli altri se ho rifiutato il suo DEFINITIVAMENTE.
Sento che devo lavorare ancora molto con me stesso, ma ce la farò.
A 50 anni questo e altro, sono ancora un ragazzino